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Pechino, la città degli imperatori che vuole diventare un polo tecnologico

09/03/2018

Alla scoperta della capitale, dove passato e futuro hanno dato forma ad un polo economico-finanziario di prima categoria

 

Pechino è sicuramente una delle città più famose al mondo. La capitale cinese è una vera contraddizione vivente che ammalia chiunque giunga alle sue porte.

Una volta centro del Celeste Impero, Beijing, questo il suo nome cinese, affascina ancora oggi per le sue vestigia storiche. La Città Proibita o il Tempio del Cielo sono solo alcune delle mete battute ogni anno da milioni di turisti stranieri e non.

Tradizione ed innovazione si fondono nella capitale cinese. Il passeggiare nella mastodontica Piazza Tian An Men ci farà tornare indietro alle adunate oceaniche che inneggiavano assordati il nome di Mao. O ancora, il camminare tra i tradizionali hutong, permette all’avventore straniero di assaporare realmente la Pechino tradizionale.
In un perfetto mix di architetture tradizionali e avveniristiche, la città conserva tuttora il segno dei tempi. Pechino è, in qualche modo, la Cina.

L’intera città ancora ha memoria della storia travagliata durante il Maoismo e la Rivoluzione Culturale. Ma è stata anche testimone della rinascita economica, di come le 改革开放 – Riforme di Apertura – di Deng Xiaoping abbiamo proiettato in avanti la Repubblica Popolare.

Le sue strade, ancora inondate da biciclette, raccontano oggi una Cina diversa, un Paese che è al passo con i tempi e che si sta guadagnando una posizione importante all’interno del panorama tecnologico mondiale.

 

Pechino è storicamente uno dei centri economici più importanti della Repubblica Popolare

 

Negli anni ’50 e ’60, il governo cinese finanziò un imponente sviluppo dell‘industria pesante nella città, guidato dalla modernizzazione delle fabbriche di ferro e acciaio. Ma nel tempo la capitale ha cambiato pelle.

Dalle olimpiadi del 2008, la città ha messo in atto una trasformazione che ha strabiliato tutti sotto ogni punto di vista. E la città è sempre più in rapida espansione. Nel 2019 la capitale inaugurerà il suo secondo aeroporto internazionale, un grande progetto che aumenterà i collegamenti con l’estero.

Oggi Pechino è testa a testa a Shanghai nell’industrializzazione, con settori meccanici, tessili e petrolchimici altamente sviluppati. Anche l’agricoltura svolge un ruolo significativo nell’economia di Pechino, con una grande fascia di produzione agricola nella periferia della città che serve a ridurre la dipendenza dalle forniture alimentari provenienti dalla valle dello Yangtze.

Tuttavia il fiore all’occhiello della capitale è il settore dei servizi.  Nonostante tradizionalmente si ritenga Shanghai il principale hub finanziario della Repubblica Popolare, anche Pechino non è da meno.

Industrial Bank, Construction Bank e Agricultural Bank vale a dire i principali istituti di credito del paese, hanno qui i loro quartier generale.  Senza contare che Beijing, in quanto capitale, è sede di ministeri e dipartimenti governativi. Praticamente il centro di comando dell’intero Paese.

Attualmente Guomao è a tutti gli effetti il business district di Pechino.  Ma ancora oggi le aree di Fuxingmen e Fuchengmen, mantengono il loro ruolo centrale di centri finanziari.

 

Zhongguancun, la “Silicon Valley cinese” che ha elevato Pechino ad un ruolo chiave nello sviluppo dell’industria hi-tech della Cina

 

Camminando verso la periferia nord di Pechino, nel moderno distretto di Haidian, ci si imbatte in ciò che gli abitanti della capitale chiamano “la Silicon Valley” del nord. In schiera nei loro sontuosi ed alti grattacieli si trovano i quartieri generali delle principali aziende di alta tecnologia nate nella capitale come Stone Group, Lenovo o Baidu.

Molti sono i big-tech internazionali che hanno voluto costruire qui i loro uffici di rappresentanza e centri di ricerca. Intel, Oracle Sony alcuni dei nomi.

Microsoft, ad esempio, ha costruito un nuovo laboratorio di ricerca dal costo di  280 milioni di dollari con oltre 5mila dipendenti. Anche Google ha recentemente inaugurato un proprio research lab, grazie anche al sostegno e supporto del governo cittadino.

“Il PIL di Pechino nel 2016 ha raggiunto 2,49 trilioni di yuan ($ 362,3 miliardi), con un aumento del 6,7 percento rispetto al 2015, secondo Pang Jiangqian,” vice direttore dell’Ufficio comunale statale di Pechino.

Il “settore della nuova economia”, ha contribuito al 32,7 percento dell’intera economia con un incremento annuo del 10,1 percento. “Zone ad alta tecnologia, come Zhongguancun, stanno diventando il motore dell’economia”, ha detto Pang.

Non solo hi-tech, Pechino è ancora un mercato importante per le merci. Per quanto riguarda i consumi, Pechino occupa sicuramente un posto di primo piano. Qui sono presenti molti brand di lusso, tuttavia, come osservano molti analisti, il mercato di questa città si sta avviando alla saturazione.

Investire nella città è quindi uno sbaglio? Niente affatto, tuttavia serve attenzione

 

Pechino è atti gli effetti una delle principali first-tier della Repubblica Popolare. Una corazzata di 20 milioni di abitanti pronti a spendere e con sete di conoscenza per i brand stranieri. Non è quindi un caso che i principali attori stanno ora esaminando aree meno urbanizzate per mantenere la loro crescita.

È interessante notare che alcuni dei principali fallimenti e successivi abbandoni delle multinazionali straniere negli ultimi anni, sono proprio figli di  sbagliati investimenti nelle città di prima fascia.

Pechino grazie alla sua rete strategica di infrastrutture, è collegata sia via treno che via aereo con le principali second-tier del paese. Sicuramente può essere un primo punto di partenza per lo smistamento delle merci.

 

Quale è la qualità dell’aria? Aziende italiane e cinesi pronte a collaborare

 

Nonostante ogni anno i giornali riportano l’elevato tasso di inquinamento, è innegabile che lo stesso governo abbia preso a cuore il problema. L’intera municipalità sta portando avanti una graduale trasformazione e modernizzazione degli impianti di riscaldamento. Non solo, sta investendo ingenti somme di denaro nelle rinnovabili.

Proprio sul tema della ‘green finance’ l’Italia e la Cina potrebbero collaborare per migliorare l’efficienza energetica delle industrie cinesi, avendo a disposizione le migliori tecnologie italiane nel settore.

Sempre a Pechino ha infatti luogo la China International Environmental Protection Exhibition and Conference (CIEPEC), appuntamento fieristico tra i più importanti in Cina che riguarda i settori chiave delle tecnologie per la protezione ambientale.

Ogni anno il padiglione italiano ospita imprese tricolore che operano nel settore della bonifica dei siti contaminati e della riqualificazione del territorio, nel monitoraggio dell’inquinamento atmosferico, nel trattamento dei rifiuti e nella mobilità sostenibile.

Le imprese italiane hanno preso parte ad incontri bilaterali con aziende cinesi, per l’identificazione di possibili opportunità di business e di partnership.

Dinamicità e una visione concreta del futuro sono le carte vincenti che possono spingere uno straniero a recarsi a Pechino.

Se guardiamo indietro, alla Cina degli inizi anni 80, un Paese uscito martoriato dalla Rivoluzione Culturale, sembrava impensabile che il Dragone riuscisse a rialzarsi nuovamente. Ma il rapido sviluppo e progresso tecnologico, nonché una rinnovata apertura del Paese, hanno riportato nuovamente Pechino ai lustri del passato.

Oltretutto da quest’anno la capitale è la prima cit in cina ad aver messo in atto la nuova agevolazione per il rilascio di visti decennali lavorativi. Pechino si prepara ad accogliere i “cervelli in fuga”. Ora il Dragone non chiude le porte, anzi le apre ancora di più invitando a collaborare alla corsa cinese che, quaranta anni fa, partì proprio da Pechino grazie alle riforme di Deng Xiaoping.

 

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