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Pechino si affida a coupon digitali per far ripartire i consumi

21/04/2020

Crollano le vendite, ma consumi hanno contato il 58% del Pil nel 2019. In aiuto dei governi locali arriva il mondo digitale grazie agli e-voucher

Nel primo trimestre di quest’anno, l’economia cinese, insieme a quella mondiale, ha subito una brusca frenata. E le statistiche non sono state delle più rosee. Il Pil di Pechino ha visto per la prima volta dal 1990 un brusco arresto, senza contare che l’intero settore del retail ha avuto un calo del 20.5%. Un’onda che ha investito ogni player sul campo. Adesso è quindi il momento di ripartire, e la Cina lo fa abbracciando il mondo digitale. 

Da sempre gli economisti di Pechino ritengono che i consumi siano il motore economico principale del Dragone, dal momento in cui la Cina sta ancora effettuando quella trasformazione da una “export- and infrastructure-driven economy” ad una maggiormente incentrata sui servizi. Secondo i dati, i consumi contano quasi il 58% del Pil del Paese, un salto in avanti rispetto al 52% del 2011. Ecco perché la leadership cinese vede nella ripresa dei consumi una delle politiche chiave per far ripartire il motore economico nazionale. Ma in un momento in cui alta è ancora la preoccupazione e dove il distanziamento sociale è, per il momento, la nuova normalità, come possono ripartire i consumi?

La risposta è stata data dall’emissione di coupon digitali. L’idea è nata a fine marzo e ad oggi, oltre 30 tra città e province in Cina hanno deciso di emettere questi e-voucher consegnati direttamente ai cittadini attraverso le piattaforme fintech di Alipay e WeChat Pay. Gli users potranno utilizzare questi coupon nel migliore modo in cui vorranno, dall’andare fuori a cena al prenotare un viaggio ed ovviamente acquistare beni alimentari o altri prodotti..  

La mission è chiara: dare uno scossone nell’immediato ad una economica fortemente contratta a causa dei mancati acquisti dovuti al forzato lockdown del paese. Ecco perché, come spiega Cao Xiao, direttore del Quantitative Finance Research Center dell’Università di Finanza ed Economia di Shanghai, questa politica “si rivelerà efficace se la domanda supera l’offerta. La concessione da parte del governo di buoni sconto può rafforzare il potere d’acquisto locale e quindi aumentare la domanda, il che dovrebbe stimolare la produzione, gli investimenti e altre attività per stimolare l’economia”, ha spiegato Cao.

Hangzhou, capitale dello Zhejiang, nell’ultima settimana di marzo ha rilasciato oltre $230 milioni in voucher, mentre Nanchino, capitale del Jiangsu, in soli 5 giorni ha emesso ben $1.4 milioni. Pechino ha tracciato quindi una generale linea guida e il paese sembra aver risposto, seppur in maniera eterogenea. La città di Shenzhen, Guangdong, ha deciso di mettere in palio alcuni voucher attraverso una lotteria. La città di Foshan emetterà invece circa $14 milioni spendibili unicamente per il settore turistico e nei negozi fisici, mentre altre città hanno chiamato direttamente in causa i giganti e-commerce come Alibaba, JD e Sunning.  

La popolazione ha invece accolto positivamente questa nuova politica ed i grandi magazzini cinesi hanno cominciato a riempirsi, mentre gli e-tailers del Dragone hanno registrato un trend tutto in salita a cominciare dal primo aprile. Siamo alla fine del tunnel? Gli analisti di Pechino avvertono che è ancora troppo presto per quantificare concretamente le perdite ed i danni all’economia reale, senza contare che è fondamentale evitare un secondo scoppio di Covid-19. Sicuramente l’export è in ripresa, ma non nei principali mercati come l’Europa.

Per ora la Cina sta volgendo il suo sguardo ai paesi dell’ASEAN che, nonostante l’importanza strategica, non possono vantare il potere d’acquisto di Giappone o del Vecchio Continente. Shan Weijian, un noto economista e consulente del Governo, ha ribadito che “i voucher sono come delle pasticche per la pressione o una candela del motore, quando il motore viene avviato, l’economia tornerà alla normalità e funzionerà da sola”.

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