Perché città di cui non abbiamo mai sentito parlare guideranno la crescita economica della Cina?

30/08/2018

Le città di terza fascia saranno oramai i pilastri dell’economia cinese di domani. A sostegno di tutto non solo la BRI, ma anche il progetto “Made in China 2025”. Il Dragone oramai non è solo un mercato appetibile, bensì una realtà aziendale matura con cui collaborare anche fuori dalle grandi first-tier

 

Dove puntare con gli investimenti? La Repubblica Popolare è attualmente la seconda economia al mondo, ma è vasta come un continente. Vera locomotiva d’Asia, il Paese di Mezzo ha promesso che anche nel 2018 rafforzerà le riforme strutturali economiche, così come quelle del tessuto produttivo.

Tuttavia, nonostante la grande corsa degli ultimi vent’anni, la Cina non ha ancora un’economia integrata ed omogenea, dal momento che esistono ancora forti discrepanze tra le diverse aree del Dragone. Come riconosciuto anche dagli stessi economisti di Stato, le cause sono molteplici, sia storiche che non.

Oggi il Paese risulta diviso in “cluster”, vale a dire in macro aree produttive sparse da nord a sud, includendo più città di primo e secondo livello. Questi cluster – ad oggi se ne contano undici – includono dalle 20 alle 30 città e circa il 60% della popolazione che produce quasi l’80% della ricchezza del Dragone.

Ogni area si differenzia a sua volta non solo per geografia, ma anche per produzione ed abitudine nel mondo degli affari. Oggi come non mai è utile ricostruire una mappa per sintetizzare le aree produttive cinesi, comprendendo anche l’importanza delle città di terza fascia.

 

Non solo Pechino e Shanghai. Le grandi first-tier con i loro super-ricchi sono state sin da subito in prima linea nella crescita economica del paese negli ultimi decenni. Ma ora la lente di ingrandimento si sposta nelle aree periferiche della Cina.

 

Come molti analisti hanno ben evidenziato, il mercato delle città di prima fascia è oramai saturo. I nuovi motori di crescita oramai sono quelle città più piccole o meno conosciute del Paese. “Le città di livello inferiore saranno il nuovo motore dell’economia nazionale”, ha detto Lin Caiyi, capo economista di Guotai Junan Securities.

“Poiché la saturazione del mercato accelera nelle città di primo livello, alcune industrie potrebbero avere una seconda possibilità di ottenere profitti spostandosi o espandendosi in città più piccole e periferiche”, ha sottolineato Lin.

Che gli oltre 100 milioni di cittadini della classe media della Cina continentale siano il perno dell’economia cinese, è ormai un dato di fatto, ma anche l’incremento dei redditi e del potere d’acquisto dei cittadini delle aree più interne della Repubblica Popolare ha fatto sì che le città di terza fascia diventassero oggi molto attraenti per gli investitori stranieri.

 

“Per anni ho persuaso le persone a concentrarsi maggiormente sulle città cinesi di secondo e terzo livello”, ha affermato Shaun Rein, amministratore delegato di China Market Research Group.

 

Come hanno sottolineato gli uffici di statica nazionale, prezzi più abbordabili ed un aumento generale dei salari ha fatto sì che gli abitanti di queste “città perier che” abbiano una visione più ottimista sul futuro e quindi siano ben più disposti a spendere denaro rispetto alle loro controparti che vivono nelle grandi città.

“L’ambiente di investimento nelle città di prima fascia sta attraversando alcune difficoltà. Oramai abbiamo grandi aziende che tagliano i loro budget e la classe media cittadina sente il peso della riduzione dei salari”, ha affermato Rein.

In Cina, il “sistema dei livelli” viene utilizzato per classificare le città del paese. PIL, amministrazione politica e popolazione sono i tre fattori principali presi in considerazione quando si categorizza una città.

Tradizionalmente Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen sono considerate metropoli di primo livello, grazie non solo alle loro grandi dimensioni, ma anche al fatto che hanno i redditi più alti. Le capitali provinciali e le città amministrative speciali come Chongqing o Hangzhou sono di solito classificate come second-tier.

Mentre le capitali di livello di una prefettura o di contea come Lanzhou, Guizhou e Sanya sono generalmente considerate nel terzo livello. Tuttavia la differenziazione non è netta, tant’è che alcune città si trovano molto spesso a cavallo, come ad esempio Hangzhou o Chengdu che figurano a fasi alterne nel gruppo delle first o second tier.

 

Anche se i loro nomi potrebbero essere praticamente sconosciuti al di fuori della Cina, secondo gli analisti, i residenti di queste città stanno diventando rapidamente una nuova forza nel guidare la crescita economica del paese.

 

Secondo Zhu Chaoping, economista presso l’ufficio UOB Kay Hian di Shanghai“queste città stanno godendo della crescita del tasso di urbanizzazione, grazie in parte alle politiche lanciate dalle autorità centrali volte ad allentare la densità urbana delle first-tier, che ha costretto molte persone ad abbandonare le città di primo livello”.

Pechino ha annunciato piani per ridurre il numero di persone che vivono nel suo nucleo centrale di oltre 100 mila abitanti entro il 2020, come parte di un più ampio sforzo per facilitare la densità urbana.

Anche i costruttori stanno spostando sempre più l’attenzione sulle città di livello inferiore. Secondo i dati della consulenza China Real Estate Information, le città di secondo livello hanno guidato il mercato immobiliare cinese in alcuni indici chiave dall’inizio del 2016Maggiore vendita di case significa anche una maggiore richiesta di mobili, quindi golose possibilità per i produttori non solo cinesi, ma anche occidentali.

Città come Xian, Hangzhou Nanjing guidano il mercato non solo per gli accessori della casa, ma anche nel settore dell’infanzia e dell’educazione si prevede una crescita importante. Senza contare che il turismo da e verso queste città ha visto un’impennata vertiginosa. Basti pensare che lo Yunnan e la città di xian negli ultimi due anni hanno visto una crescita del settore turistico di oltre il 60%.

 

Xiamen, Kunming o Xian presentano ormai un tessuto imprenditoriale altamente capillare e sviluppato. L’imprenditoria occidentale pertanto non dovrà solo vedere in queste città un mercato appetibile, ma altresì un nuovo mondo economico con cui interagire ed investire. Le città di seconda e terza fascia sono la testa di ponte del progetto “China 2025”.

 

Una crescita di queste nuove città non significa solo accesso a nuovi mercati, ma anche la possibilità di nuove collaborazioni con realtà imprenditoriali innovative.

Con il progetto “Made in China 2025” – abbreviato in China 2025 – la leadership cinese punta a fare quegli stessi cambiamenti macroeconomici e strutturali  in modo da lasciarsi alle spalle la fama di “fabbrica del mondo”.

Gli analisti sostengono che nell’arco di 20 anni la Cina sarà in grado colmare tutti i gap che ancora la separano dalle potenze economiche occidentali. Per superare le sfide, sono tanti i centri di competenza per l’innovazione delle imprese sorti nei principali cluster produttivi della Cina.

Nonostante parte del progetto si riferisca alla riforma e ristrutturazione del settore manifatturiero, “China 2025” è un programma ben più aperto ed inclusivo che coinvolge molti altri settori, dal momento che la riforma voluta da Pechino ha bisogno non solo delle migliori eccellenze cinesi, ma anche investitori e know-how stranieri. La Cina punta a diventare a tutti gli effetti un polo d’alta tecnologia cui rivolgersi.

 

TI POTREBBE INTERESSARE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *