Prova a prendermi!

08/06/2018

Trump decide di anticipare il suo ritorno dal Canada dal vertice G7. La Casa Bianca: “Il Presidente deve prepararsi per il vertice di Singapore con Kim”, ma intanto tutto il mondo, Cina inclusa, ride di Washington

 

Ci risiamo. Donald Trump, il vulcanico Presidente degli States ha da poco dichiarato che lascerà a metà dei lavori il tavolo del G7 in agenda in Canada.

Un vero schiaffo al vicino Trudeau e a tutti i partner europei. Sulla carta la Casa Bianca ha fatto sapere che il Presidente ha deciso che lascerà prima il summit dei paesi più industrializzati per meglio preparare, anche dal punto di vista logistico, il suo incontro con Kim Jong Un a Singapore.

Una esternazione che molti addetti ai lavori hanno bollato come scusa. Certo, il viaggio verso Singapore è sì lungo, ma il vertice si terrà solo il 12 giugno e ci sarà tutto il tempo per prepararlo al meglio.

 

Sembra di assistere al celebre film “Prova a prendermi” con Tom Hanks e Dicaprio. Il fuggiasco Trump viene rincorso dai suoi più stretti alleati, ma con che esito?

 

“Preparazione del vertice? Niente affatto, Trump vuole evitare gli argomenti più spinosi come ambiente e dazi”, così tuonano i democratici americani. Infatti il prossimo vertice canadese sarà un “tutti contro uno” nei confronti dell’amministrazione americana.

Da Macron a Merkel, passando per lo stesso padrone di casa Trudeau – e potremmo anche includere il neo Premier italiano Conte, per una volta lontano dai Dioscuri suggeritori Di Maio e Salvini – hanno mal digerito le nuove regole commerciali imposte da Washington.

Anche la marcia indietro della Casa Bianca sulla questione ambientale, sarà motivo di dibattito. Meglio quindi darsela a gambe ed evitare ogni tipo di discussione.

La notizia, ovviamente, ha fatto il giro del mondo diventando l’ennesimo hot topic su Weibo. Negli ultimi mesi la piattaforma di microblogging cinese ha infatti visto il presidente americano protagonista di molte campagne. I netizen cinesi, anche questa volta, non hanno lesinato critiche e prese in giro.

 

Il Dipartimento di Propaganda chiude un occhio sui commenti più diretti. D’altronde l’insofferenza per la lunatica politica americana è arrivata fino dentro le sale di Zhongnanhai.

 

Che i cinesi non amino particolarmente il loro vicino coreano, è cosa nota. Da anni giocano storpiando il nome Kim Jong Un in 金三胖, il piccolo obeso. Ma questa volta i netzen del Dragone ci sono andati giù pesante. Basti pensare che i commenti più “lusinghieri” si sono limitati ai 你是喝醉吗? Sei ubriaco? 傻逼, 神经病 (parole entrambe traducibili con scemo, stupido).

Alcuni, spinti da un vero flusso di coscienza, hanno commentato 特朗普的嘴和肛门是直通, 放出来的都是臭气的,certo che il sedere e la bocca di Trump sono direttamente collegati, tutto ciò che fuorisce è maleodorante; o ancora,  毛主席睡醒了,叫死你个王八蛋!Se il Presidente Mao si svegliasse ora, ti maledirebbe come bastardo!

Non proprio parole lusinghiere, e il “watchdog” del web a capo del Dipartimento della Propaganda? Per ora sembra chiudere più di un occhio.

Che Xi stesso sia insofferente nei confronti dell’amministrazione americana, così come verso il dirimpettaio Nordcoreano, è cosa certa. Ma questo ennesimo colpo di teatro di Trump, riflette ancora una volta la poca serietà di Washington nell’affrontare questioni scottanti.

 

Dopo oltre un secolo la Cina ritorna protagonista sullo scacchiere internazionale, tanto da dimostrarsi un partner molto più affidabile dello storico alleato americano. Che un cambio della guardia sia in atto?

 

Può darsi, ma in tanti nelle cancellerie di mezzo mondo, non gradiscono l’agire di Washington. Oramai molti vedono in Xi Jinping e nella sua leadership, nonostante le contraddizioni interne alla politica cinese, come un leader affidabile, al passo con i tempi e con una chiara visione di agenda politica.

Oggi la compagine cinese è composta da giovani con istanze moderne e contemporanee, mentre l’America si presenta al mondo con un gruppo di anziani, che parlano di dazi e frontiere. La Cina di oggi apre le porte invitando il mondo a collaborare alla propria corsa, tanto da diventare una meta per i giovani “cervelli in fuga”, sempre meno attratti dallo sbiadito “sogno americano”.

Paradossalmente sembra che la politica americana, o quantomeno una larga parte di essa, ed insieme a lei anche alcuni politici nostrani ed europei, siano sempre più tristemente arroccati su anacronistiche chiusure di porte e frontiere.

 

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