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Quanto conta il turismo cinese? L’Italia lavora per riattivare i flussi con la Cina

18/05/2020

Il settore turistico è uno dei più colpiti dalla pandemia. Nell’anno italo-cinese che avrebbe dovuto rilanciare il settore, si è registrato un -77% 

Il settore turistico è in forte perdita. Dati alla mano da inizio 2020 a fine aprile, il turismo italiano ha registrato un negativo superiore al 63% rispetto all’anno precedente. Un dato su tutti è sorprendente: Il turismo proveniente dalla Repubblica Popolare è crollato del 77%. Un dato che sottolinea come i turisti cinesi siano oramai fondamentali per l’intera filiera del settore turistico. Non solo in Italia, ma anche in altri paesi.

Roma sembra tuttavia correre ai ripari. L’idea è quella di creare dei corridoi turistici con la Cina ed altri paesi fondamentali per il nostro turismo come Russia e Germania, come riportato da Class Editori. Il turismo e le attività connesse contano infatti per circa il 13% del pil nazionale. 

“Stiamo elaborando un piano estivo che permetta ai cittadini di trascorrere in sicurezza le vacanze, ma che dia anche la possibilità a turisti provenienti da altri Stati di arrivare, sempre in sicurezza, in Italia per godersi le nostre meraviglie e dare ossigeno alla nostra economia”, ha ribadito il titolare della Farnesina, Luigi Di Maio

Il 2019 è stato a tutti gli effetti un anno positivo per il settore turistico e nel 2020 l’Italia puntava quindi a un ulteriore +12% in termini di arrivi e pernottamenti. In particolare dalla Cina. Nel 2019 l’Italia è stata considerata meta preferita europea dai cinesi ed il turismo “Made in China” vale per il Bel Paese 350 milioni di euro. Partendo da un forte +16% di arrivi dalla Repubblica Popolare, Roma e Pechino puntavano all’anno della cultura Italia-Cina per accelerare anche la cooperazione in questo settore. Progetti andati in fumo a causa del coronavirus. Tuttavia come sottolineato dall’ambasciatore italiano a Pechino, Luca Ferrari, le istituzioni stanno lavorando con le autorità cinesi “per spostare in avanti di uno o due anni quanto era stato programmato, tenendo conto dell’evoluzione che potrà avere il turismo internazionale su base culturale nel dopo pandemia”.

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