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Shenzhen per la prima volta supera Hong Kong in ricchezza

07/03/2019

Cresce ancora la principale Silicon Valley cinese. Nel 2018 il PIL di Shenzhen ha superato per la prima quello dell’ex enclave britannica. Da villaggio di pescatori ad apripista dell’hi-tech cinese

 

Nel 2018 il PIL della “Silicon Valley” cinese – Shenzhen, secondo dati diffusi la settimana scorsa, ha superato per la prima volta quello della vicina regione amministrativa speciale di Hong Kong. Secondo gli esperti, entrambe le città hanno un loro ruolo specifico nell’ambito del piano nazionale per la Greater Bay Area Guangdong-Hong Kong-Macao.

Si tratta di due strutture economiche e industriali diverse: Shenzhen guidata da produzione in serie e alta tecnologia, Hong Kong più concentrata su tradizionali vantaggi nel settore dei servizi e della finanza. Ma la città del Guandong non è da sola. Insieme a Pechino e Hangzhou, Shenzhen forma il tridente che guida la “Lunga Marcia” cinese nell’hi-tech.

 

Possiamo parlare di una sola o più “Silicon Valley cinesi”? Ogni città presenta fattori unici dove investire nei settori IT.

 

La partita per diventare la “Silicon Valley dell’Asia” è sicuramente aperta. Hong Kong, Tokyo, Singapore, e Bangalore sono realtà ben affermate. Ma cosa succede in Cina? Nel Paese di Mezzo la lotta è tra tre alfieri dell’alta tecnologia “Made in China”: la capitale Pechino; Hangzhou, la principale città dello Zhejiang appena sotto Shanghai e Shenzen, nel profondo sud del Guangdong.

 

 

Ma quale è la Silicon Valley cinese? Possiamo scegliere realmente un campione e premiarlo come vincitore? La risposta ci arriva dal recente National Survey Research Center della Renmin University di Pechino.

Lo studio del prestigioso ateneo pechinese, conclude con la teoria, sostenuta da molti, che di fatto non possiamo parlare di una sola “Silicon Valley”, dal momento che i modelli di business seguiti dalle tre città sopracitate sono sostanzialmente tre distinti settori.  Se Shenzhen si concentra sull’alta tecnologia tout court, Hangzhou guida il cosiddetto “dotcom model”, mentre Pechino è il vulcano cui nascono la maggior parte delle start-up del Dragone.

 

Shenzhen, Pechino e Hangzhou sono in prima linea nella trasformazione della Cina in potenza globale high-tech. Ogni città offre vantaggi unici su misura per diversi sottosettori IT.

 

Dietro la corsa del tech cinese, vi è ovviamente un programma di politiche di sviluppo economico a lungo termine che hanno come fulcro principale il 13° piano quinquennale varato nel 2015. I progetti Internet plus e il programma economico Made in China 2025, sono solo la punta dell’iceberg dei piani della leadership.

Spinta da generosi incentivi sia nel campo degli investimenti che nella ricerca, la Repubblica Popolare sta bruciando le tappe nel diventare un leader mondiale nel campo dell’hi-tech. Questa “Lunga Marcia” del Paese di Mezzo, è aperta anche al know-how straniero.

 

 

Ma i partecipanti provenienti da altri paesi, in cerca di stabilire una presenza in Cina nel fiorente ed innovativo settore dell’IT, dovrebbero cercare di meglio comprendere le realtà produttive di questi tre distinti cluster economici.

Per le aziende che si concentrano sull’hardware, con il suo clustering di produzione, giovani talenti e startup tecnologiche, Shenzhen è indubbiamente il punto di riferimento. Per le aziende tecnologiche che si concentrano su innovazione, ricerca e sviluppo, Pechino offre il pool di talenti più qualificato.

Per coloro che sviluppano prodotti e applicazioni basati su Internet, in particolare nell’e-commerce, Hangzhou è una località attraente a causa degli effetti di ricaduta di Alibaba e dei costi operativi inferiori.

 

Colossi cinesi come Tencent e Huawei hanno le loro radici a Shenzhen, e le imprese straniere, grazie alla vicinanza con Hong Kong, hanno visto ribattezzato questa città come “la porta della Cina”.

 

Shenzhen, sita nel profondo Guangdong a sud della Cina, fino ai primi anni 80 era per lo più un villaggio di pescatori. Passeggiando per le vie di questa metropoli, ci si accorge come la città sia diventata un fiorente centro economico.

Dal momento che la designazione della città come una Zona Economica Speciale(ZES) nel 1980, Shenzhen è continuamente cresciuta ad una velocità impressionante, non solo dal punto di vista economico.

 

 

Secondo il 13 ° piano quinquennale, Shenzhen spenderà entro il 2020 circa il 5% del PIL annuale per sostituire le fabbriche tradizionali con entità produttive di ultima generazione incentrate sull’high-tech e innovazione. Ciò che rende unica Shenzhen è la sua vivace scena dell’innovazione e la fonte di talenti disponibili.

Il numero di poli di ricerca d’alta tecnologia cresce di anno in anno. Le ultime novità in fatto di robotica o hardware passa prima per Shenzhen rispetto ad altri mercati dell’elettronica in giro per il mondo.

Molte delle ultime invenzioni che si possono trovare sul mercato, come un microfono che valuta le abilità del karaoke attraverso un’app per smartphone, Computer delle dimensioni di una chiavetta USB o mini robot che possono aiutare nelle faccende domestiche.

 

Ad Hangzhou hanno il quartier generale alcune delle più grandi aziende del web cinese, prime fra tutti: Alibaba e Kaola

 

Il nuovo riposizionamento di Hangzhou all’apice dello scacchiere produttivo del Dragone è in larga parte dovuto anche ad Alibaba. La compagnia di Jack Ma, che negli anni è diventato un vero gigante globale, ha aiutato la città a guadagnare il titolo di “capitale dell’e-commerce in Cina”.

Nell’aprile 2016 Hangzhou è diventata una delle 10 città pilota di e-commerce transfrontaliere della Cina, dandole poteri preferenziali e politiche fiscali agevolate per la gestione di merci straniere. Dal 2004 al 2014, gli ex dipendenti di Alibaba hanno contribuito alla creazione di circa 130 società di internet che nel tempo sono diventati dei veri giganti.  

I casi più eclatanti sono la “fashion app” Mogujie e la società di ridesharing Kuaidi Dache (successivamente quest’ultima si è fusa con la pechinese Didi Dache creando il colosso denominato Didi Chuxing). La presenza di tali grandi imprese ha consentito e consente tuttora il trasferimento di competenze e conoscenze per facilitare la nascita di nuove start-up e di un’imprenditoria di nuovo corso.

 

Lo slancio al futuro, al progresso fanno di Hangzhou anche la scelta azzeccata per tenere importanti incontri ed eventi: la città si prepara al CCEE di giugno.

 

Hangzhou insieme a Shanghai forma la Zona Economica del Delta del fiume Yangtze, è a tutti gli effetti uno dei cluster metropolitani più dinamici e innovativi della Cina. Ragion per cui Hangzhou è stata scelta come una delle mete del grande evento CCEE.

CCEE è l’importante serie di appuntamenti incentrati sul cross-border e-commerce, rivolta alle aziende che vogliono entrare in Cina tramite il “New Retail”. L’evento è altresì rivolto a service provider e buyer che vogliono lavorare con la nuova generazione di brand e aziende cinesi.

L’evento, sponsorizzato dal Ministero del Commercio della Provincia dello Zhejiang, e co-organizzato da Cifnews, sarà rivolto non solo agli addetti ai lavori, ma anche ad aziende, startup e strutture ricettive, a store manager e gestori die-commerce che vogliono comprendere ed analizzare nel dettaglio il cross border online del gigante asiatico.  Come non scegliere quindi Hangzhou, quartier generale del portale e-commerce più grande al mondo, come location?

 

Zhongguancun, il polo tecnologico della capitale che ha elevato Pechino ad un ruolo chiave nello sviluppo dell’industria hi-tech della Cina.

 

Camminando verso la periferia nord di Pechino, nel moderno distretto di Haidian, ci si imbatte in ciò che gli abitanti della capitale chiamano “la Silicon Valley” del nord. In schiera nei loro sontuosi ed alti grattacieli si trovano i quartieri generali delle principali aziende di alta tecnologia nate nella capitale come Stone Group, Lenovo o BaiduMolti sono i big-tech internazionali che hanno voluto costruire qui i loro uffici di rappresentanza e centri di ricerca. Intel, Oracle Sony alcuni dei nomi.

 

 

Microsoft, ad esempio, ha costruito un nuovo laboratorio di ricerca dal costo di  280 milioni di dollari con oltre 5mila dipendenti. Anche Google ha recentemente inaugurato un proprio research lab, grazie anche al sostegno e supporto del governo cittadino.

Oltretutto da quest’anno la capitale è la prima cit in cina ad aver messo in atto la nuova agevolazione per il rilascio di visti decennali lavorativi. Pechino si prepara ad accogliere i “cervelli in fuga”. Ora il Dragone non chiude le porte, anzi le apre ancora di più invitando a collaborare alla corsa cinese che, quaranta anni fa, partì proprio da Pechino grazie alle riforme di Deng Xiaoping.

 

Detrazioni fiscali per spingere l’economia ed incentivi alle aziende hi-tech, questa la ricetta per la Cina 2.0.

 

Se guardassimo indietro, alla Cina degli inizi anni 80, un Paese uscito martoriato dalla Rivoluzione Culturale, sembrava impensabile che il Dragone riuscisse a risollevarsi. Eppure nonostante le perplessità della comunità internazionale, il rapido sviluppo e progresso tecnologico, nonché una rinnovata apertura del Paese, hanno riportato nuovamente il Paese di Mezzo al centro dello scacchiere internazionale. Ora il Dragone, come anche emerso nella recente “lianghui”,  non chiude le porte, anzi le apre ancora di più invitando a collaborare alla corsa cinese. Tanto da diventare una meta per i “cervelli in fuga”.

Dinamicità e una visione concreta del futuro sono le carte vincenti che possono spingere uno straniero a recarsi in Cina. D’altronde siamo tutti dei novelli Marco Polo dove la globalizzazione è la nostra via della Seta che può collegare alla velocità di un click mondi e culture diametralmente opposti.

 

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