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Streaming musicale, NetEase e Alibaba siglano un accordo di swap

06/03/2018

In Cina potrebbe concludersi così la guerra per lo streaming musicale

 

 

Addio alla guerra per lo streaming musicale in Cina? Forse sì. Questo è lo scenario che si potrebbe prefigurare dopo l’accordo swap siglato da NetEase Music e Ali Music Group per lo scambio dei diritti d’autore sulla musica.

Questo swap (un contratto derivato in cui due parti scambiano strumenti finanziari) prevede che NetEase Music avrà accesso a cataloghi di importanti produttori musicali come EE-Media, Avex Group, Forward Music e HIM International Music Inc. Pertanto, NetEase Music avrebbe il diritti d’autore di una serie di cantanti di successo a Taiwan, in Giappone e nella Cina continentale.

Di contro, Ali Music Group avrà il copyright per i cataloghi della Rock Records di Taiwan, la coreana di S.M. e BMG, che posseggono una ricca lista di titoli molto ambiti dei migliori musicisti cinesi e coreani come Jonathan Lee, Wakin Chau e Fish Leong.

 

 

Questa battaglia per i diritti musicali, purtroppo, lascia fuori i nomi più piccoli

 

 

Tali accordi nascono dopo la decisione del governo cinese, che ha deciso di regolamentare il mercato musicale. La competizione per accaparrarsi i diritti in esclusiva, però, ha innescato investimenti importanti. Basti pensare che l’accordo di NetEase con la società di produzione musicale leader di Taiwan, HIM International Music Inc. per meno di 2.000 canzoni, è costato 150 milioni di RMB ($ 23 milioni).

Un ruolo importante per gli accordi, è quello rivestito dalle autorità per il copyright. Attraverso la mediazione governativa, infatti, Tencent Music and Entertainment Group (TME) ha collaborato con Ali Music Group negli ultimi anni. Per quanto riguarda Tencent Music, gli accordi previsti non sono solo con gli operatori cinesi, ma anche con gli stranieri. In preparazione della sua offerta pubblica iniziale stimata in $ 10 miliardi di dollari, infatti, Tencent sta anche attivamente cercando controparti come Spotify.

Questa battaglia per i diritti musicali, purtroppo, lascia fuori i nomi più piccoli. Duomi, l’app per lo streaming di musica digitale, ad esempio è stata chiusa dopo 10 anni di streaming musicale.

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