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Trade war Cina-USA, e se il livello si spostasse su quello finanziario?

13/05/2019

La Cina ha mostrato i muscoli nell’alta finanza. La peggiore asta dei T-bond americani ha un deus ex machina: Pechino. E Washington ora cerca di nuovo una pace commerciale

 

All’ indomani della notizia dell’ introduzione dell’innalzamento dei dazi sulle merci cinesi, Pechino ha risposto che “tutte le precauzioni e contromisure saranno prese”. Di fatto la Repubblica Popolare ha risposto con la peggiore delle ipotesi per gli analisti americani: può la Cina utilizzare i suoi 1.2 trilioni di dollari di debito americano a suo favore nella guerra commerciale? La risposta è si, come avvenuto nei giorni scorsi.

Pechino ha mostrato finalmente i muscoli e ha spostato, momentaneamente, la partita dal piano commerciale a quello finanziario. Se in una trade-war il risultato potrebbe essere di uno zero a zero, un’eventuale financial war sarebbe una vittoria tutta cinese. Una mossa, tuttavia, rischiosa certamente anche per Pechino.

In che modo la Cina ha quindi fatto scendere la Casa Bianca al tavolo delle trattative per una pace commerciale?

 

La risposta viene dall’esito disastroso dell’ultima asta dei T-bond del tesoro americano del 7 e 8 scorsi, la quale ha registrato la peggiore performance in assoluto negli ultimi anni. In poche parole nessuno si è presentato all’asta. Non solo la Cina ha disertato la seduta, ma anche importanti acquirenti gravitanti intorno alla sfera diplomatica di Pechino hanno saltato l’appuntamento o acquistato in minima parte. Una mossa intelligente di Pechino, che ha sì fatto piombare nell’ incertezza il mercato dei bond, ma al tempo stesso ha al costretto Trump ad una brusca inversione di marcia alla sua crociata commerciale.

Dopo il tonfo globale dei mercati azionari, Washington si è dimostrata disponibile al dialogo “dopo aver ricevuto una bellissima lettera dal Presidente cinese”.

 

La mossa di Pechino ha colto sicuramente di sorpresa la Casa Bianca. Pechino detiene “solo” il 7% del debito americano, poca cosa rispetto all’ alta percentuale detenuta dal Tesoro, ma ne fa comunque un creditore di peso, che può dire la sua ed influenzare i mercati. Dal canto suo la Cina sa che spostare lo scontro sul piano finanziario sarebbe rischioso anche per gli asset cinesi e lungi dalla leadership continuare su questa strada. Tuttavia come ha sottolineato il Ministero del Commercio cinese “tutte le strade per tutelare le aziende e l’economia cinese saranno prese”. Che il Dragone abbia finalmente sfoderato il suo asso nella manica? Il vice premier cinese Liu He tornerà a Pechino con un no deal, ma con la promessa americana di non chiudere le porte al dialogo.

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