Trade-War: Pechino e Washington sottoscrivono una tregua

03/12/2018

Cina e Stati Uniti hanno messo un freno all’escalation di dazi per 90 giorni. Concessioni da ambo le parti, ma Trump sembra capire che continuare con il braccio di ferro sarà controproducente

 

L’atteso faccia a faccia tra le due potenze economiche alla fine c’è stato. Xi Jinping e Donald Trump, a ridosso del G20 in Argentina, hanno firmato una tregua commerciale all’escalation di dazi che, fino ad oggi, non ha portato nessuno dei due contendenti ne alla vittoria, né tantomeno a cedere di un millimetro.

Come scritto dalla Casa Bianca in una nota “l’incontro è stato molto positivo”. Di uguali vedute Wang Yi, titolare del dicastero degli Esteri per la Repubblica Popolare cinese che ha definito i risultati del faccia a faccia come di “alto successo”.

 

©123rf. La battaglia commerciale iniziata da Trump, ha anche pesato di rimbalzo sull’economia americana a causa dei contro-dazi cinesi.

 

Che sia la fine della guerra commerciale? Non ancora, ma il compromesso raggiunto, e il relativo ammorbidimento della posizione di Trump, significa che il Presidente americano ha finalmente ascoltato i campanelli di allarme sull’economia reale circa il proseguimento di questa – anacronistica – campagna commerciale avversa al Dragone.

L’accordo tra Trump e Xi Jinping prevede concessioni da ambo le parti. Se gli Stati Uniti hanno promesso che l’incremento dei dazi al 25% – ora fermo al 10% – su prodotti Made in China  per un valore di 200 miliardi di dollari verrà post-posto, Pechino si è impegnata di aumentare le importazioni di prodotti statunitensi in settori come il manifatturiero, l’energia e l’agroalimentare, quest’ultimo fortemente colpito dai contro dazi cinesi.

Cina e Stati Uniti si sono dati 90 giorni di tempo per raggiungere un accordo di più ampio respiro. Qualora ciò non accadesse, ha reso noto la Casa Bianca, l’incremento dei dazi previsto per gennaio verrebbe applicato.

 

Ma il cambio di rotta americano evidenzia anche un altro aspetto: le divisioni interne alla Casa Bianca circa la questione. Senza contare l’opinione pubblica americana

 

E’ oramai noto che Washington è divisa sul come approcciare la trade war nei confronti della Cina. Da una parte le colombe di Wall Street come Mnuchin e Kudlow, dall’altra Navarro e Lighthizer, i falchi principali che consigliano a Washington di continuare.

Il fatto è che anche l’opinione pubblica comincia a preoccuparsi. Un recente sondaggio condotto negli States ha osservato che le famiglie americane si dicono preoccupate dalla continua escalation. Mentre i media di settore, Financial Time in testa, si sono sempre detti contrari ai muscoli della Casa Bianca.

 

©123rf. Anche i media americani chiedono da tempo una posizione più morbida da parte dell’attuale amministrazione verso una politica giudicata anacronistica.

 

Come scrive Martin Wolf “la posizione americana è ridicola”. Di stessa opinione molti economisti. Quello che gli esperti hanno voluto sottolineare che questa politica commerciale, può avere successo con paesi che sono dipendenti dall’export o dal mercato americano. Un esempio su tutti Messico e Canada.

“Ma la Cina non è il Messico”, sottolinea Wolf, “il mercato americano non solo non è fondamentale per PEchino, ma la Cina può dirottare facilmente le sue merci in altri mercati, anzi gli Stati Uniti contribuiscono solo in minima misura al PIL commerciale cinese”, ha affermato Wolf sulle pagine del FT.

L’economista si spinge anche oltre affermando che “se la Cina può scegliere diversi sbocchi commerciali per le sue aziende, nel tempo le industrie americane che producono determinati oggetti ed hanno solamente fornitori cinesi, si troverebbero in difficoltà”.

 

Ciò che gli esperti vogliono far notare sono gli enormi errori di valutazione dell’amministrazione Trump, sia in ambito economico che di reale comprensione della determinazione cinese.

 

In primo luogo, la Casa Bianca ha sovrastimato il potere “di persuasione” della leadership cinese in fatto di consumi. In sintesi se Pechino può portare avanti scambi bilaterali con gli States, non è certo in grado di costringere i cinesi a comprare beni che non vogliono, che non conoscono o di cui non hanno bisogno. Oltre al fatto – come abbiamo detto – l’export americano verso la Cina non raggiunge quote così elevate.

Secondo, Trump ha commesso un errore di valutazione circa l’appeal che gli Stati Uniti ancora esercitano. Se Trump volesse raggiungere dei risultati concreti, avrebbe bisogno di alleati che appoggiassero la sua politica, in particolare l’UE e il Giappone. Ma da Bruxelles a Tokyo, tutti hanno mostrato reticenza sulla politica commerciale americana. Ad esempio, la Germania è stata uno dei primi paesi dell’UE a confutare questa trade war bollando come “minaccia per la stabilità economica”.

Terzo, e dovrebbe essere il più ovvio, è come la Casa Bianca stia sottovalutando la determinazione e il temperamento tradizionale dei cinesi. La Cina non arretrerà mai nella sua corsa tecnologica. Come diceva Harry G. Broadman, “i cinesi non sono nulla se non sono un gruppo di persone assai pazienti”. Guardando indietro alla storia cinese, la leadership cinese ha storicamente perseguito programmi a lungo termine, anziché politiche di breve respiro, ben più note in talune cancellerie del Vecchio Mondo.

 

Nonostante il rallentamento dell’economia, il Dragone ancora ruggisce ed è pronto a proseguire nel suo personale “Grande Balzo tecnologico”.

 

L’idea che gli USA stiano vincendo contro la Cina è una favola pericolosa. Ora il Dragone propone trend tecnologici, dal settore della fintech alla robotica. I prodotti cinesi oramai è più quella merce “cheap” e scadente, ma prodotti di qualità che hanno fatto salire il valore qualitativo dell’export Made in China. Perché l’America non cerca un dialogo che sarebbe vantaggioso per ambo le parti? Questa è una domanda che in molti si pongono.

 

©123rf. La Cina non rinuncerà mai alla sua corsa tecnologica, come sottolineato a più riprese dalla leadership stessa.

 

L’ordine globale sta cambiando? Gli States arretrano su più fronti. Dalla lotta climatica a quell’ordine commerciale che Washington stessa ha contribuito a fondare. L’opinione pubblica in generale pensa che, nonostante Pechino abbia le sue contraddizioni politiche interne, la Cina sia un partner più affidabile e coscienzioso degli USA.

Sicuramente viviamo in tempi anormali, in cui il sistema internazionale stesso è esposto a una profonda instabilità. Ma se alcuni paesi chiedono un dialogo migliore per creare una vera collaborazione internazionale vincente, altri sono sordi e bling, andando avanti invece ascoltando i critici. Il populismo e l’ascesa di quel parrocchiale nazionalismo economico e sono le più gravi minacce alla stabilità futura. Trump ha cambiato idea sulla Cina? Difficile da dire, ma questa tregua commerciale è un primo passo.

 

Tags:

TI POTREBBE INTERESSARE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *