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Via della Seta: la Cina che accoglieremo non è più la “fabbrica del mondo”

19/03/2019

Tutto pronto per l’arrivo di Xi Jinping. La Nuova Via della Seta porterà una Cina apripista in settori quali Intelligenza Artificiale, robotica e fintech. Ma molti ancora ignorano questa realtà

 

La Cina non è un Paese, ma un continente. Da nord a sud, da est ad ovest il Paese di Mezzo ha influenzato per molti anni tutti i popoli confinanti. Mongolia, Corea, Giappone rientrano nella cosiddetta “area sinocentrica”, un paletto geografico usato dagli storici per indicare e sottolineare l’influenza che l’Impero cinese ha esercitato.

Ma cosa è la Cina? Molti si sono avventurati in questo Paese. Matteo Ricci disse “sono venuto da cristiano e morirò da confuciano”. Nessuno resiste al fascino della Cina”. In parte il missionario italiano aveva ragione. Raccontare la Cina significa narrare oltre 3 mila anni di storia: l’Impero, le aggressioni occidentali, il “sogno” maoista, la rinascita di Deng Xiaoping ed ora l’era Xi Jinping.

 

123.rf. Shanghai. Da fanalino di coda dell’Asia ad apripista di tendenze: questa la Cina 2.0

 

Citando Confucio, la Cina “non dimentica dal passato, ma impara dalla storia”. Sui grandi fallimenti e dalle utopie comuniste la Cina ha ritrovato se stessa, un grande monolite politico che da millenni esiste stabile, evolvendosi solo esteriormente, ma mantenendo la sua essenza filosofica confuciana ben esposta. La perenne stabilità politica interna al Paese è la sua arma più grande.

La Cina è stata raccontata da molti anche in Italia. Tante le grandi penne che l’hanno voluta narrare, ma con esiti scarsi o pressoché banali. Oggi c’è bisogno di raccontare una Cina nuova: la Cina 2.0, non più l’anacronistica “fabbrica del mondo”.

 

Il Dragone è una nazione votata al futuro, verso una continua crescita per la realizzazione del suo “sogno cinese”. Il collante delle nuove storie e realtà “Made in China” è il web.

 

La Repubblica Popolare  è il Paese più connesso al mondo, dove il 5G comincia ad essere una realtà in città come Shanghai, Pechino o Chongqing. Il Dragone è una cashless society dove i pagamenti online sono all’ordine del giorno. Perchè uscire con il portafogli, quando il cellulare è il tuo “salvadanaio”? Alipay o Wechat Pay sono le app che dominano il fintech, utilizzate anche per fare transazioni minime di un centesimo di euro.

Il web sostiene anche il riscatto tecnologico cinese. Negozi online, servizi logistici interamente automatizzati, store di nuova concezione con personal shopper analogici e molto altro. Pechino viaggia a bit velocissimi, e l’Occidente fatica a stare dietro.

 

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123.rf. Oggi c’è bisogno di raccontare una Cina nuova: la Cina 2.0, non più l’anacronistica “fabbrica del mondo”.

 

Oltre Muraglia ci si meraviglia della velocità della Cina, ma non dimentichiamoci che fino al 1850 il Paese ha contribuito ad oltre il 30% del PIL mondiale. Era una delle nazioni più ricche al mondo in termini di materie prime e non solo. Dopo “solo” un secolo di tentennamenti, la Cina scalpita per sedere sul seggio delle grandi potenze, un posto che le spetta – e che reclama – di diritto.

Per gli esperti del settore, la crescita cinese non è una sorpresa. In quest’ottica Xi Jinping con il progetto della Nuova via della Seta sta costruendo una cintura connettiva, anche digitale, per abbattere le distanze tra Oriente ed Oriente ed agevolare scambi commerciali e culturali. Ed ora la Belt and Road bussa alle nostre porte.  

 

La metamorfosi del miracolo cinese. Pechino festeggia i quarant’anni delle riforme d’apertura e continua la strada riformista. Ma i tempi sono cambiati, che l’era iniziata da Deng sia giunta al capolinea?

 

Il miracolo cinese l’anno scorso ha compiuto quaranta anni. A quarant’anni dall’avvio delle riforme d’apertura, la corsa cinese ha strabiliato gli osservatori internazionali divenendo la seconda economia al mondo. Dire che la Cina stia cambiando è oramai anacronistico. Il Paese si è trasformato e sta continuando a percorrere una strada iniziata quarant’anni fa con Deng Xiaoping. Tuttavia mai come oggi la Repubblica Popolare si trova davanti ad un bivio.

Da un lato una pesante eredità marxista che mal si sposa con l’investitura del Dragone a nuovo alfiere della globalizzazione, dall’altra le sfide del nuovo millennio come invecchiamento della popolazione, saturazione del mercato del lavoro e molto altro.

Siamo in un momento in cui l’impatto della Cina sul mondo esterno è probabilmente il più grande dall’età imperiale. Ed i cittadini cinesi stessi stanno cambiando. Questi stanno riacquistando – giustamente – la loro “cinesità”, un sincero orgoglio patriottico di sentirsi appartenenti alla nazione cinese.

 

In 40 anni la vita dei cinesi è radicalmente cambiata. Come scritto dal NYT : “Il sogno americano vive ora in Cina”. La Cina investe nei giovani talenti, nella ricerca ed istruzione.

 

l numero di laureati in settori chiave è nettamente superiore rispetto a quello di Giappone o Stati Uniti, per non parlare delle agevolazioni che Pechino da a chi proviene dai ceti meno abbienti. Come riporta il giornale americano, tra un giovane cinese e americano, provenienti da famiglie poco agiate, sarà il ragazzo cinese ad avere più possibilità di successo e riscatto sociale.

Nel suo corso riformatore, Pechino è riuscita a sollevare 800 milioni di cittadini dalla povertà. Ma le riforme volute da Deng hanno impattato anche la vita quotidiana di ogni famiglia. Se nel 1978 circa l’80% delle famiglie aveva una radio e solo il 10% una tv in bianco e nero, oggi circa ogni famiglia a circa 2 televisori di ultima generazione.

 

Via della Seta-Xi-Presidente-cinese

People’s Daily. Cresce l’attesa per l’arrivo di Xi Jinping per l’adesione di Roma alla Via della Seta.

 

Il mondo occidentale pensava di poter cambiare la Cina, ma è il Dragone ad avere influenzato il mondo sotto ogni settore. Adesso l’Occidente copia i trend Made in China. Intelligenza artificiale, robotica, fintech e molto altro sono solo alcuni dei segmenti dove il Dragone primeggia. Tuttavia, il gigante cinese ha ancora un gap tecnologico importante in settori strategici quali aerospazio e alta tecnologia. Un dislivello che negli ultimi anni si è ridotto notevolmente.

Il nuovo concetto di “secolo cinese” sta cambiando il Paese. Non più chiuso a riccio, ma aperto e con voglia di scoprire e conoscere. Come espresso più volte dalla leadership, la trasformazione della Cina non è ancora conclusa del tutto. Negli ultimi anni Pechino è già intervenuta direttamente nel cambiare la struttura macroeconomica del Paese ed ora strizza l’occhio all’estero con il suo programma “Made in China 2025”.

 

Con questo progetto la Cina spera di portare a termine quei cambiamenti macroeconomici e strutturali  in modo da lasciarsi alle spalle la fama di “fabbrica del mondo”.

 

Gli analisti sostengono che nell’arco di 20 anni la Cina sarà in grado colmare tutti i gap che ancora la separano dalle potenze economiche occidentali, ma questo “Grande Balzo 2.0” ha fatto storcere il naso alle potenze occidentali, Stati Uniti in testa, per la paura di perdere il dominio tecnologico.

La Cina punta a diventare a tutti gli effetti un polo d’alta tecnologia cui rivolgersi, tuttavia nonostante la Trade War iniziata da Washington, Pechino non abbandonerà mai le sue ambizioni tecnologiche. Cosa ci riserverà il futuro?

Quest’anno Pechino festeggerà i 70 anni della fondazione della Repubblica Popolare e la Cina di oggi non è più quello stato semi-agrario ereditato da Mao, ma una potenza economica protagonista dello scacchiere internazionale, un Paese la cui metamorfosi sembra solo iniziata.

 

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