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Via della Seta: il perché della visita di Xi Jinping in Sicilia

17/03/2019

Turismo ed investimenti nei porti siciliani. L’isola ponte tra Oriente ed Occidente? Sullo sfondo il dossier Termini Imerese ed un ringraziamento all’appoggio di Mattarella alla Via della Seta

 

Dopo la visita di Carlo V nel XVI° secolo, Xi Jinping sarà l’uomo più importante della storia che visiterà Palermo. Questo il commento ironico di un utente sui social all’indomani della notizia che il Presidente cinese arriverà nel capoluogo siciliano per l’unica tappa ‘privata’ del suo viaggio istituzionale in Italia.

Tuttavia che ci vada a fare il presidente cinese per meno di 24 ore in Sicilia, ancora non è chiaro a molti. Dal governo fanno sapere che l’Isola potrà essere uno snodo cruciale. In particolare per il turismo di fascia alta. “La Sicilia ha un enorme potenziale”, afferma Simon Fei titolare di un’agenzia di Luxury Travel con base a Nanchino.

“Il turismo cinese in Sicilia è iniziato da due-tre anni e le bellezze dell’isola richiamano una clientela che ricerca un turismo alternativo, fatto di natura e avventure”, caratteristiche che la Sicilia “può accontentare, ma esistono delle problematiche: le strutture e le vie di comunicazione”, ha sottolineato Simon FeiL’isola è assai famosa in Cina per la sua cultura, ma in particolare per alcune pellicole qui girate. Il Padrino e Nuovo cinema Paradiso sono solo alcuni dei grandi film noti in Cina che hanno catturato l’immaginario e la curiosità del pubblico del Dragone su questa terra giudicata esotica.

 

C’è soprattutto un palermitano che ha influito nella scelta di Palermo come meta fuori protocollo per la coppia presidenziale cinese: il Presidente Mattarella e il suo appoggio alla Cina.

 

E’ noto che Xi Jinping sia un uomo dalla grande cultura, nonché conoscitore e amante dei tomi di storia. Sin dalla visita di Mattarella in Cina nel 2017, indiscrezioni di Zhongnanhai hanno trapelato che Xi è rimasto affascinato non solo dalla storia personale di Mattarella, ma anche per le bellezze della sua Palermo.

Sicuramente, la scelta di offrire uno scudo istituzionale all’accordo con la Cina è stato fondamentale, ma la scelta del Quirinale parte da lontano. Mattarella è d’altronde figlio della sinistra DC e sulla Cina si è sempre richiamato a Vittorino Colombo, il democristiano che teorizzò l’avvicinamento a Pechino e di cui oggi tutti noi raccogliamo il testimone.

 

ANSA, nel 2017 Sergio Mattarella si recò in visita istituzionale a Pechino per rafforzare i legami bilaterali Cina-Italia. 

 

Tuttavia sullo sfondo ci sono anche ben più importanti dossier: l’interesse cinese per l’ex struttura Fiat di Termini Imerese e un probabile interesse di Pechino per degli investimenti sugli scali marittimi siciliani. Come sottolineato dal Sottosegretario Geraci, in una recente intervista a La Sicilia, per la Cina la Sicilia è uno snodo cruciale.

C’è tuttavia scetticismo a riguardo, dato che a più riprese Pechino non ha mai dimostrato grande interesse per i porti dell’isola, giacché il Pireo a est e la Spagna ad est sono due importanti terminali degli investimenti cinesi nella Via della Seta marittima in Europa. Fermo restando che Genova e Trieste sono i principali scali italiani. Vi è però un’osservazione da non sottovalutare: la posizione strategica della Sicilia nel cuore del Mediterraneo, poco lontano dalle coste nordafricane.

 

La Cina sta investendo ingenti capitali dal Marocco fino all’Egitto, ma Pechino non ha mai amato l’instabilità politica.

 

Tolto il Marocco, i recenti moti in Algeria e la perdurante poca sicurezza dell’Egitto, hanno rimesso in discussione la Sicilia come ponte strategico con il nord Africa. Tutto è in forse, ma come ha sottolineato il Sottosegretario Geraci “nel MoU si parla genericamente di cooperazione allo sviluppo di infrastrutture. Vogliamo, sì, che la Cina investa nei nostri porti. Ma non li vendiamo, non si può. La Cina può ampliarne le capacità operative, allungare un molo, costruirne uno nuovo, fare una piattaforma di carico e scarico, come al Pireo, che con la cinese Cosco ha triplicato i traffici”.

 

 

Sullo sfondo della visita di Xi, anche il dossier sull’investimento cinese nell’ex polo Fiat di Termini Imerese. Dal governo un secco no comment, ma la tentazione è forte. Come anticipato dal Corriere della Sera, dopo lo scoppio dello scandalo Blutec i cinesi congelano la trattativa. Se c’era la possibilità di un avvicinamento del produttore di auto elettriche Jiayuan all’impianto ex Fiat in Sicilia, adesso si è fermato di colpo tutto. Il passo indietro dei cinesi è legato all’inchiesta in corso e all’eco che ne è scaturita che ha investito anche i media del Dragone.

Il bandolo della matassa risulta difficile da sciogliere e molte sono le spiegazioni che Blutec dovrà dare, per ora, riporta sempre il Corriere, l’interesse di Jiayuan non sarebbe comunque scemato. I consulenti dell’azienda cinese hanno confermato il forte interesse per l’impianto siciliano, ma restano in attesa degli eventi. Tuttavia, non all’infinito. La tradizionale praticità dei cinesi è nota anche negli affari. Ai rappresentanti di Blutec avrebbero dato tre mesi di tempo perché la situazione si chiarisca; dopo si considereranno liberi di cercare altrove uno sbocco in Italia o in Europa.

 

 

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