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Il vino italiano in Cina: impariamo dagli altri paesi

08/03/2018

L’Italia esporta in alcuni paesi: come arrivare in Cina?

Lo sviluppo dell’esportazione del vino italiano ha visto una crescita del 7% già dalla prima metà del 2017, arrivando a 2.8 miliardi di euro, secondo dati Istat. Aumento delle vendite all’estero sicuramente inferiore a quello della Francia (+11%), ma meglio della Spagna (+6%) e di poco al di sotto alla crescita media dei primi 7 paesi esportatori di vino, intorno all’8.5%.

L’esportazione in USA, Germania e Regno Unito ha visto uno sviluppo rispettivamente del 5.6%, 4.7% e 5.5%. Questo significa che nel 2017 c’è stato un lieve rallentamento negli States, mentre si può dire il contrario nel mercato inglese. Segue poi la Svizzera, stabile, e il Canada con un dato particolarmente positivo, +13%, ammontando a 151 milioni di euro. Continua la crescita della Francia, che importa soprattutto grazie alla diffusione dei vini sfusi e spumanti.

La Cina comincia ad avvicinarsi alla top 10. Sarebbero 59 milioni di euro in sei mesi, nel 2017. Negli ultimi anni si è parlato parecchio di investimenti nel mercato cinese del vino, un business in rapidissima espansione in un contesto sociale in cui l’attenzione alla qualità dei prodotti, anche alimentari, è sempre più predominante nel direzionare i consumatori.

L’Italia si approccia all’ingresso in un’ottica di ricerca di scelte strategiche nel tentativo di penetrare all’interno di un business in rinomato sviluppo. La Cina si è confermata nel 2017 un mercato in forte crescita, con importazioni cresciute del 15% in euro, a 2.5 miliardi, e del 19% in valuta locale, stando a quanto dichiarato da ISMEA (Istituto dei Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare).

Il vino italiano resta solo in parte più venduto nell’anno scorso. I dati sono per certi versi incoraggianti, ma ancora tanti gli aspetti da migliorare, si potrebbe prendere esempio dai paesi che con il Dragone hanno avviato un giro di commercio del vino dai volumi mastodontici, come per esempio Francia in primis, e poi Australia e Cile.

Girano anche molti falsi miti riguardo l’esportazione del vino in Cina, la testata specializzata nel settore Meininger’s Wine Business International, ha perfino pubblicato un elenco dei 10 miti da sfatare riguardo la Cina come potenziale mercato di ingresso per i produttori.

La Cina, un mercato non facile dalle tante variabili

 

Tra questi, le tematiche probabilmente più utili riguardano l’altra faccia della medaglia dello sviluppo della Cina: nonostante la rapidissima crescita rispetto ai mercati storici, si tratta di un mercato molto giovane, non omogeneo.

Per quanto politicamente si tratti di un unico paese, non si può dire esattamente lo stesso in termini di cultura, cibo e bevande e, quindi, di mercato annesso. Un territorio assai esteso, costituito da città dall’elevata densità demografica che va oltre il milione di persone.

Le città principali, poi, dai gusti e tradizioni opposti, arrivano a 18-20 milioni di abitanti. Ognuna di queste aree, a volte anche non lontane tra loro, ha le sue preferenze, spesso dettate rigidamente dalle abitudini culturali o dalle condizioni climatiche e geografiche.

Per esempio a Pechino, nel profondo e freddo nord, risultano più desiderabili i vini corposi, vanno bene quindi per esempio quelli provenienti da Toscana e Piemonte. A centro-sud, già spostandosi verso località come Chengdu, Shanghai o Canton si predirigono i vini più leggeri e fruttati, come quelli siciliani o del Sannio.

Aspetti che l’Italia ma anche l’Europa fa fatica a considerare e che cambiano le carte nel gioco del commercio, secondo la rivista che analizza il mercato del vino.

Gli esperti parlano anche di un altro ostacolo, quello “culturale”. Il popolo cinese andrebbe educato alla conoscenza del vino di qualità, e a capire gli abbinamenti tra cibo e vino. Tra italiani e cinesi c’è necessariamente una differenza di gusti, perché anche gli abbinamenti culinari sono molto diversi.

La cucina tipica cinese solitamente abbina prodotti e sapori spesso in contrasto fra loro, all’intero dello stesso pasto. In questo senso si parla anche del principio di un lento processo di globalizzazione della cucina, che, come altri elementi portatori di cultura di un paese, rappresenta diversi aspetti di una società e perciò si differenzia nei gusti. Attualmente in Italia nuove correnti culinarie azzarderebbero accostamenti insoliti in vista di una internazionalizzazione dei menù e dei palati.

Si tratta di scelte azzardate nel contesto del Bel Paese che vanta una tradizione del cibo e del vino antica e alla quale è legatissima. Per di più abbinare un vino al cibo cinese nello specifico, rispettando i gusti di quel popolo, risulta davvero difficile.

Educazione al vino: segmento in crescita vertiginosa

 

A proposito di educazione alimentare e al vino, è bene sapere anche che si tratta di uno dei segmenti di mercato maggiormente in crescita degli ultimi anni in Cina. La repubblica popolare è considerata il più grande mercato WSET (Wine and Spirit Education Trust) già dal 2012 e vanta più di 20 candidati al titolo di Master of Wine.

Uno dei consigli per esportare in un paese che sta già comprando dall’estero da competitors più convenienti e scaltri, è quello di affidarsi a singoli professionisti-importatori, magari che conosca la cultura e il sistema cinese.

I trasporti logistici sono cresciuti e continuano a crescere grazie alla Belt and Road, alle riforme dei mercati e all’efficiente sistema si aggiunge la crescita delle vendite online, anche del food and wine. Un report della Goldman Sachs prevede una crescita di valore del 100% entro il 2020 dell’e-commerce cinese.

L’e-commerce del vino italiano è una terra quasi del tutto inesplorata, se si pensa alle potenzialità del settore, e vista l’attenzione dei consumatori odierni alla qualità, alla novità e ai prodotti esteri, secondo analisi dei consumatori cinesi, sicuramente non ci si può far spaventare dal tentativo cinese di fake wine.

Il fatto che qualcuno tenti di copiare un prodotto, è intanto indice del gradimento e della richiesta dello stesso, una percezione interessante per un paese che fino a poco tempo fa nono conosceva affatto questo prodotto. La diffusione di imitazioni può addirittura estendere la conoscenza del vino in generale e del Made in Italy in particolare, come è già accaduto con prodotti del mondo del fashion e del lusso.

Tra le altre curiosità relative le vendite, il vino rosso ha una percentuale di vendita maggiore rispetto alle altre categorie. Ma questo non può essere un limite, alla luce di quanto detto sulla novità del mercato nel paese e sulla sua apertura al cambiamento, culturale e commerciale.

Un elemento fondamentale, per concludere, last but not least, è anche la costanza di rimanere sul mercato. Un contesto da conoscere e sul quale essere sempre aggiornato, intessendo una relazione.

È per questo che La Cina va costantemente tenuta d’occhio nei suoi dettagli, per inserire al meglio i nostri prodotti, tramite una nuova strategia su misura, che magari si differenzi rispetto la concorrenza e soprattutto sappia forgiarsi sulla antica e forte cultura del continente.

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