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Il vino italiano conquista le prime pagine dei giornali cinesi

26/03/2019

Made in Italy: il vino sulla prima pagina del Chengdu Economic Times. Vola il mercato, ma Cina che assaggi, vino che bevi. Lunga la strada per colmare il gap con altri paesi

 

Il vino italiano conquista le prime pagine del Chengdu Economic Times, uno dei giornali economici più importanti della Cina centrale. Sicuramente un successo, frutto dell’ottima qualità dei marchi “Made in Italy”. Ma quale è la salute del vino italiano in Cina? La risposta del mercato è sicuramente positiva, ma la strada da percorrere per colmare il gap con i competitor è ancora lunga.

 

 

Tuttavia tanti i senili di apprezzamento per le nostre etichette. Un esempio è stata la grande affluenza al padiglione italia allestito presso l’International Exhibition Center di Luzhou (Sichuan), durante la China International Alchoholic Drinks Expo, manifestazione fieristica a cui il Bel Paese ha partecipato in qualità di Paese Ospite d’Onore.

“Dopo la Western Fair di Chengdu dello scorso settembre, è la seconda volta che l’Italia prende parte ad una fiera del Sichuan in qualità di Paese Ospite d’Onore”, ha sottolineato il Vice Console Castellani, presente all’evento e che ha poi presentato i tanti progetti di cooperazione tra Italia e Sichuan in campo commerciale e culturale.

 

 

A rappresentare il meglio del Made in Italy 25 espositori riuniti all’interno di un padiglione di 500 metri quadrati curato da Only Italia a cui vanno i complimenti per l’eccezionale lavoro in fase di organizzazione e coordinamento della presenza italiana alla fiera. Cresce il consumo del vino in Cina ed aumenta la conoscenza del prodotto tra il pubblico. Ma vendere vino nel Dragone è davvero così semplice?

Negli ultimi anni il trend delle vendite di vino in Cina sono aumentate, ma Cina che mangi, sapore che trovi. Bisogna prendere in considerazione le tradizioni culinarie del Dragone.

 

Per vendere in Cina non basta solamente mettere una bottiglia sullo scaffale. Bisogna sicuramente agire su due livelli. Un primo rivolto verso il consumatore, al fine di creare un brand-awareness intorno al prodotto ed istruire il cliente circa la bontà e qualità del prodotto.

Dall’altra agire sulle ditte importatrici per comprendere meglio usi e costumi alimentari dei cinesi. Questo perché, quando parliamo di Cina in tavola, parliamo di più di qualche generico piatto nazionale.

Il Dragone è un paese la cui vastità geografica è continentale. Questo ha comportato non solo la nascita di dialetti differenti, ma anche la comparsa di tradizioni culinarie profondamente radicate nella popolazione locale e altamente diverse da zona a zona.

 

Un abitante di Chengdu avrà una sensibilità gustativa diversa rispetto a chi viene da Shanghai o Canton. In questo caso conoscere le “8 scuole” di cucina è fondamentale.

 

Quando la Cina entra in cucina, sul piatto vengono portate otto grandi scuole tradizionali che riassumono, in larga parte, l’universo culinario del Dragone.  Partendo dal Guangdong, abbiamo la cucina cantonese, conosciuta anche come Yue, che tende ad essere dolce e favorisce la cottura brasata o stufata.

 

 

Nel Sichuan abbiamo la speziata cucina Chuan, molto piccante come quella Xiang, dello Hunan. Sulla costa orientale assaporiamo la tradizione Min, Fujian, leggera ed agrodolce che unisce ingredienti di montagna e mare. Proseguendo verso nord arriviamo nello Zhejiang e Jiangsu con le tradizioni Zhe e Su. Virando al centro si arriva nello Anhui e la cucina “medica” della tradizione Hui ed infine la scuola Lu nello Shandong, cucina dai gusti decisi, salati e croccanti.  

 

Un sommelier occidentale saprebbe abbinare comodamente ad un piatto tipico francese, italiano o spagnolo un vino. Ma in Cina?

 

Una risposta viene dall’esperto Wang Shu Tai  che sul International Journal of Gastronomy and Food Science, ha cercato di rispondere al quesito. Anche se sotto una sola bandiera, in Cina convivono diverse realtà culinarie, che vanno ad influire sul gusto del consumatore. Come scrive Wang “una cucina forte, speziata e decisa come quella del Sichuan il cliente preferirà note affumicate, che ben si accompagnano ai gusti piccanti”.

 

 

Con uno stile di cottura più delicato “come la tradizione cantonese, si avranno palati più sensibili a vini decisi, asciutti e sapidi, al contrario, dato l’alto livello di sapidità della cucina dello Shandong, i bevitori di quell’area geografica saranno più tolleranti nel gustare un vino tannico”, ha affermato Wang.

Quale vino versare quindi? Anche in Cina questa bevanda ha “una forte funzione di aggregante sociale” sostiene Wang, tuttavia vendere nel Dragone non è così semplice come possa sembrare, fermo restando che il vino più bevuto, anche per questioni culturali, è quello rosso.

 

 

Se generalmente i cinesi non amano vini troppo asciutti, ma prediligono gusti aromatici e fruttati, all’interno della galassia gustativa cinese, fondamentale è anche tenere bene a mente quelle tradizioni culinarie locali, che potranno fare la differenza sulla scelta di questo o quell’altro vino. Chi dice che un buon bicchiere di Cannonau sardo non lo si può abbinare ad un fragrante mapo doufu, alfiere della cucina del Sichuan?

 

 

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