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Wuhan: premiati gli anni di sforzi della città per reinventarsi

02/03/2018

 

La capitale della provincia di Hubei come esempio della crescita economica cinese

 

Wuhan, la capitale della provincia di Hubei, è la città più popolata della Cina centrale. È spesso chiamata “la Chicago della Cina” per la sua posizione geografica e industriale, ma anche per la sua sfidante vena individualistica.

Per altri versi forse Wuhan è più simile allo Sheffield cinese, perché è costruita su enormi vecchie industrie del ferro e dell’acciaio. Wuhan Iron and Steel Corp (WISCO) è uno dei maggiori produttori di ferro del pianeta, tra le 500 più grandi aziende al mondo, impiega 80.000 persone e occupa 20 km quadrati di città con le sue fabbriche e officine.

Ma Wuhan ha compreso la necessità di allontanarsi dall’acciaio. Non è più il posto più economico dove fabbricarlo, e in più l’Unione Europea ha imposto dazi antidumping il 13 maggio 2015 sulle importazioni di una tipologia di acciaio elettrico proveniente dalla Cina, e anche dal Giappone e dalla Russia. Ciò ha comportato dazi del 28,7% sulle importazioni di WISCO e altri produttori di acciaio.

Con una popolazione di 10 milioni, Wuhan è stata ed è grande esempio della “nuova normalità” di cui hanno parlato i leader del Partito Comunista, mentre cercavano di reinventarsi andando avanti in un mondo globalizzato.

All’inizio degli anni ’90, la città era come una fabbrica gigantesca, con abitazioni sporche e gente che camminava per le strade con le facce sporche. Dopo poco, la città ha cominciato, come la sorella dalle grandi spalle nell’Illinois, a reinventarsi.

Negli ultimi tre anni si sono inaugurati negozi e centri commerciali dalle architetture spettacolari, come il negozio Prada all’interno dell’elegante centro commerciale International Plaza, progettato dall’architetto Roberto Baciocchi, ricordato per il suo esterno rivestito in oro e acciaio e per essere stato tra i primi punti commerciali/industriali contemporanei.

La base economica di Wuhan era tradizionalmente, e continua ad essere, il commercio. Sono comunque tanti i depositi di minerale di ferro e carbone a sud della città, nati a partire dagli anni ’50, quando fu costruito il primo complesso in ferro e acciaio. Quest’ultimo è stato poi ampliato fino a quando Wuhan ora produce diversi milioni di tonnellate di acciaio ogni anno. Ciò ha reso Wuhan una grande città industriale per la Cina.

Wuhan è la Detroit della Cina anche per la sua produzione automobilistica. Oggi questo settore di produzione rappresenta un quinto dell’economia della città, che conta direttamente 200.000 posti di lavoro e più di un milione di posti di lavoro da questo derivanti.

GM e il suo partner cinese Shanghai Automotive Industry Corporation hanno uno stabilimento in grado di produrre 240.000 veicoli all’anno. Altri grandi nomi qui includono Renault e Citroen, mentre i colossi locali come Second Automotive Works sono ancora una forza con cui fare i conti.

Nel piano decennale creato nell’ambito del programma di modernizzazione dal politico cinese degli anni ’80, Deng Xiaoping, Wuhan avrebbe dovuto ottenere un nuovo complesso di acciaio. Si trattava di trasformare l’acciaio grezzo in un acciaio di qualità superiore, ma si è scoperto che richiedeva così tanta elettricità che, se avesse funzionato, non sarebbe rimasta alcuna energia per nient’altro in tutta la provincia di Hubei.

Ma anche se ci fosse stata abbastanza energia a disposizione, la zona non sarebbe stata in grado di fornire una quantità adeguata di acciaio grezzo per il suo stesso funzionamento.

 

Wuhan, una Car city

 

Con buoni collegamenti nel trasporto e una manodopera economica e ben istruita, il capoluogo di provincia dell’Hubei ha puntato a fare da apripista allo sviluppo del settore automobilistico cinese.

Quando Zhu Chun Quio iniziò come tassista a Wuhan più di 30 anni fa, ricorda che c’erano 32.570 automobili sulla strada, tutte Toyota Crown. Oggi quasi 2 milioni di automobili ingombrano le arterie della città tentacolare. Zhu, al volante del suo C-Elysee, uno dei modelli prodotti localmente da Dongfeng Peugeot Citroen, rappresenta una testimonianza raccolta dal The Guardian per una inchiesta a riguardo.

Wuhan, 10 milioni di abitanti, è il cuore dove convergono i trasporti e sogna di diventare la prima City Car della Repubblica popolare. L’industria automobilistica rappresenta il 20% dell’economia della città, con 200.000 posti di lavoro diretti e oltre un milione indirettamente.

Questo settore industriale a Wuhan sta crescendo rapidamente. General Motors e il suo partner cinese, la Shanghai Automotive Industry Corporation, hanno lanciato nel 2015 uno stabilimento in grado di produrre 240.000 veicoli all’anno.

A questo ha fatto seguito Renault con l’allestimento di un’unità di assemblaggio. Con gli impianti gestiti dalla joint venture Dongfeng-PSA Peugeot Citroën e Honda, tra gli altri, la capitale provinciale ha aperto nuove fabbriche di automobili, mostrandosi capace di produrre oltre 2 milioni di veicoli all’anno, in un’area per estensione più piccola del bacino di Parigi.

Già nel 2014 Wuhan era il settimo centro più grande al mondo per la produzione di automobili, con 1.13 milioni di veicoli assemblati.

L’impatto più visibile di questo sviluppo è la congestione stradale. Corinne Policisto, che lavora per la Renault, è stata per la prima volta in quello che sembrava un posto piuttosto squallido nel 1988. Ritornata nel 2013, è rimasta disorientata. “Quando ho visitato la vecchia area vicino all’università, tutto era cambiato. A quei tempi potevo andare in bicicletta alle 2 del mattino ma ora non oserei farlo ora, il traffico è folle.”

Come gran parte del resto della Cina, Wuhan è stata apparentemente un enorme cantiere negli ultimi anni. In una direzione si è sviluppata l’area con 10 torri, nell’altra una strada urbana sopraelevata. Non lontano c’è una nuova ferrovia sopraelevata e oltre un vasto centro commerciale. Per non parlare di migliaia di case. Tra il 2015 e il 2016 si sono stimati 11.000 cantieri nella città.

“È stato il caos da quando hanno iniziato a costruire la metropolitana nel 2010”, dice Zhu. Il consiglio comunale ha approvato la costruzione di nuove linee, prevedendo che ce ne saranno 12 entro il 2020. “Non ci sono stati molti cambiamenti negli anni 2000”, dice Liu Yi, un giovane dirigente del PSA. “Ma nel 2010 è cresciuto tutto, con lo sviluppo di Pechino.”

Wuhan non può competere con le grandi città della costa, nonostante i suoi sforzi, ma ha un posto di rilievo nella storia cinese. All’inizio del XX secolo la rivolta che rovesciò la dinastia Qing ebbe inizio qui. Durante la guerra contro il Giappone, la città divenne una base per le autorità, e Mao Zedong amava nuotare nel suo fiume Blu.

I suoi successori fondarono le basi per dare al paese la propria industria automobilistica. “L’obiettivo era quello di sviluppare sei grandi aziende”, afferma Yin Xinmin, professore di Economia presso l’Università Fudan di Shanghai. “Per sviluppare l’automobile, era necessario creare tutto ciò che gravitava attorno ad essa. Hubei, con la sua capitale Wuhan, era la candidata ideale, essendo uno dei primi centri industriali in Cina. La regione è ben collegata, in particolare grazie al fiume Yangtze.”

La capitale provinciale è anche una delle più grandi città universitarie della Cina, con 1,3 milioni di studenti. Ciò le permette di beneficiare di un flusso costante di entusiasti giovani tecnici e ingegneri. I costi di manodopera sono inferiori a quelli della zona della costa.

“Per molto tempo l’economia è stata un po’ fiacca”, afferma il responsabile locale di un produttore di macchinari francese. “Ma ora sta recuperando il tempo perduto.”

La città cinese centrale di Wuhan ha una storia e un’energia che sono diamanti grezzi in grado di attrarre investimenti e cogliere l’opportunità della Cina di approfondire e ampliare il suo successo. È anche membro di un piccolo e selezionato gruppo di città che aspirano e sono in fase di unirsi al club della mega città. Anche un visitatore occasionale di Wuhan non può non notare l’ambizioso progetto di costruzione e sviluppo della città attualmente in corso.

 

 

 

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